Come il Recovery Plan cambierà l’economia e gli investimenti

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Il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) mira a riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica per affrontare le debolezze strutturali dell’economia italiana. Tra i capitoli previsti, la digitalizzazione e la transizione energetica rivestiranno un ruolo primario. Un dispiegamento di energie senza precedenti che creerà ottime opportunità anche in ottica di investimento

Una sfida epocale. Il governo Draghi ha definito il Recovery Plan da 222 miliardi di euro che ora passa dal Parlamento prima di arrivare a Bruxelles. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, è strategico per dare una risposta alla crisi pandemica e rilanciare la ripresa economica. Riforme e investimenti che si inseriscono all’interno di un progetto economico a lungo termine, con implicazioni rilevanti anche per gli investimenti.

A cosa serve e come è composto
Il Recovery Plan è uno strumento programmatico pensato per centrare due obiettivi chiave, come riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica; e contribuire ad affrontare le debolezze strutturali dell’economia italiana, ulteriormente rallentata dalla crisi sanitaria. Il programma di snoda in sei missioni, stabilite da Bruxelles, per le quali sono stanziati fondi specifici con l’obbligo di rendicontazione all’Unione europea.

Cosa prevede
I sei capitoli sono: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. In totale all’Italia arriveranno 222,1 miliardi di euro, comprensivi dei 191,5 miliardi finanziati da Bruxelles (Pnrr e Fondo React-EU) e 30,6 miliardi di euro provenienti dal Fondo nazionale complementare. Nello specifico, 68,9 miliardi sono sovvenzioni, mentre la parte più consistente, 122,6 miliardi di euro, sono prestiti che andranno rimborsati.

Transizione energetica e digitalizzazione
Tra i sei obiettivi del Recovery Plan, a quelli climatici dovrà essere destinato almeno il 37% degli investimenti, mentre per la digitalizzazione la quota non può essere inferiore al 20%. La transizione energetica e la digitalizzazione, due trend che già stanno caratterizzando il mondo degli investimenti, diventeranno ancora più centrali con il Recovery Plan. Nella transizione energetica, primeggiano energia rinnovabile, riqualificazione degli edifici, elettrificazione della mobilità, economia circolare e idrogeno. Sul fronte della digitalizzazione, si punterà a potenziare le reti di comunicazione, grazie al 5G e alla fibra, ma anche cloud computing e ammodernamento delle pubbliche amministrazioni.

Istruzione e ricerca
L’Italia, insieme alla Spagna, è il Paese a cui toccherà la quota più alta come finanziamento a fondo perduto (68,09 miliardi di euro). Anche il capitolo “Istruzione e ricerca” potrebbe ricoprire un ruolo importante nel rilancio del Paese. L’Italia, infatti, ha dovuto rinunciare al contributo di molti laureati che si sono trasferiti all’estero. Il Recovery Plan potrebbe essere un’occasione per ridurre il gap con i Paesi più votati alla ricerca, aumentando attorno al 2% la quota del Pil per le spese per la ricerca.

Trend del futuro… prossimo
Una peculiarità di questo piano d’azione è legata ai tempi di attuazione. Se come auspicabile le tempistiche saranno rispettate, in pochi anni, entro il 2026, un’enorme quantità di risorse affluirà nel sistema Italia e non solo, offrendo grandi opportunità di crescita ma anche di investimento. Agli interventi nel nostro Paese corrisponderanno misure in molti altri paesi europei e di tutto il mondo.
E tutto ciò si innesterà su una rete di macrotrend già avviati e ben riconoscibili.
La digitalizzazione, ad esempio, è un trend che ha fatto registrare una decisa accelerata durante quest’ultimo anno di pandemia: nuovi modi di operare nella telemedicina, nel modo di lavorare e nella didattica a distanza.
Già da tempo gli operatori finanziari aumentano l’esposizione al Fintech, soprattutto nell’area dei pagamenti. E non va dimenticato il mondo dei videogiochi e dell’intrattenimento digitale.
Nei primi mesi della pandemia, sono aumentati anche i flussi nell’ESG, ossia negli investimenti sostenibili. Il cambiamento climatico è al centro del Green Deal europeo, ma anche in cima all’agenda del presidente Usa, Joe Biden.
Digitalizzazione e transizione energetica non sono quindi solo tra i capitoli più importanti del Recovery Plan, ma sono destinati a ricoprire un ruolo da protagonista anche nel panorama finanziario e nella ripresa dell’economia globale.

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