Fineconomy - ESG è anche progresso sociale e qualità della vita lavorativa
Scenari e Mercati09/02/2022

ESG è anche progresso sociale e qualità della vita lavorativa

Non si parla d’altro che di sostenibilità ESG (acronimo di Environmental, Social, Governance. ovvero, ambientale, sociale e buona governance aziendale). Da qualche tempo, però, sta emergendo un’importante novità. Se finora l’attenzione era sulla ‘È per ribadire l’urgenza di agire contro il cambiamento climatico e il rispetto del nostro pianeta, ora cominciano a prevalere le tematiche riguardanti la sostenibilità sociale (‘S’).
Tutte le questioni che costituiscono lo sviluppo sostenibile per costruire una società più equa: eliminare la povertà, realizzare condizioni di dignità di base per la vita di ogni uomo, combattere le disuguaglianze sociali di un paese e tra le diverse popolazioni del mondo. Esigenze che riguardano tutti noi come stabilito nei primi 4 articoli dei principi fondamentali della Costituzione italiana

Costituzione Italiana
Principi fondamentali
Articolo 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Articolo 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Articolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione. di opinioni politiche di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articolo 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


La sostenibilità sociale è il tema dominante in diversi punti dei 17 Sustainable Development Goals fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Molti dei 17 Obiettivi ONU interessano, direttamente o indirettamente, l’attività lavorativa. Riguardano infatti non soltanto il lavoro dignitoso e la crescita economica ma anche il contrasto alla povertà e alla fame, l’istruzione di qualità, la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, il consumo e la produzione responsabili, le imprese. Tematiche che non si limitano al contrasto alla disoccupazione ma implicano la qualità della mansione da svolgere e l’aggiornamento professionale.

Le imprese come motore del cambiamento sociale
A questo proposito va segnalata una interessante dinamica nelle imprese, anche italiane. Si tratta del modello che considera i lavoratori sempre più “collaboratori” (approccio empowerment) e sempre meno dei semplici “dipendenti”. In parallelo si cerca di ottimizzare la customer satisfaction: la frontiera più avanzata è quella che sposa il modello dell’approccio empowerment con la rilevazione della qualità del servizio rispettoso delle persone, coinvolgendo il personale tramite buone relazioni empatiche con i clienti.
Impegnandosi per la responsabilità sociale, le aziende diventano i principali attori del cambiamento sociale. Offrire le migliori condizioni possibili ai lavoratori e la più ampia partecipazione agli stakeholder (detentori di asset proprietari, investitori, fornitori, clienti) garantisce una serie di benefici alle aziende, in termini per esempio di minori costi di controllo amministrativo, di incremento della produttività, di una migliore reputazione e di minori rischi di controversie.

Una selezione delle aziende, in ordine alfabetico, in cui si lavora meglio in Italia
Amazon Italia
Bracco
Coca-Cola HBC Italia
Esselunga
Ferrari
FinecoBank
Lavazza Group
Novartis
PwC Italy
Roche
Siemens
Vodafone Italia

fonte: ‘I 112 “top employers” italiani, 2021’

Investire per migliorare il mondo
I mercati finanziari, che finora hanno assecondato politiche aziendali inclini agli esuberi, privilegiando la sola ottica degli utili, stanno cominciando a riconoscere e valorizzare le imprese che, pur perseguendo l’obiettivo del giusto profitto, continuano ad assumere e a garantire elevati comfort di lavoro. In quest’ottica, sarà cruciale il ruolo degli investitori, ora che il cambiamento climatico e la sostenibilità sociale sono una priorità per la maggior parte degli stakeholder delle istituzioni finanziarie.
Gli aspetti sociali integrano gli obiettivi ambientali e continuano a progredire nella lista delle priorità come dimostra il documento di 61 pagine della Commissione Ue (presieduta da Ursula Von der Leyen) sulla tassonomia sociale. Un report articolato sulla dichiarazione universale dei diritti umani, sulla dichiarazione dell’Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro, sui principi e i diritti fondamentali del lavoro, sui principi guida per il business e i diritti umani e infine sulle linee guida dell’Ocse per le imprese multinazionali.

Tassonomia sociale: perché?
Motivazione chiave
Obiettivi sociali riconosciuti dal gruppo di esperti della Commissione Eu (HLEG) come elemento chiave dell’investimento sostenibile
Necessità di misure socialmente inclusive per accompagnare la transizione verde e creare lavori dignitosi e di qualità
Gli investitori sono sempre più alla ricerca di opportunità di investimento sociale: il boom di obbligazioni sociali guidata dalla pandemia dimostra la domanda del mercato
Pressione sociale al cambiamento; l’assenza di considerazioni sulle questioni sociali comporta rischi per gli investitori
Come per la transizione verde, la mancanza di definizioni e un sistema di classificazione standardizzato è un problema perché è di ostacolo all’orientamento del capitale verso attività socialmente sostenibili

fonte: documento EU Taxonomy & Platform

Un trend di lungo periodo
La road map è tracciata, e prevede un programma pluriennale di finanziamento della transizione energetica su vasta scala a livello globale, con la sostenibilità sociale destinata ad assumere un ruolo centrale. Si tratta di una tendenza secolare che offre l’opportunità al settore finanziario di essere protagonista nella costruzione di un’economia più sostenibile. Gli investitori che lo comprendono già da oggi e che non hanno fretta di raccogliere i frutti, non possono farsi sfuggire questa occasione.