Liquidità sul conto: l’assenza di una strategia si paga

Contenuto elaborato da Financialounge.com per Fineco Bank

Una tendenza radicata nelle abitudini degli italiani è quella di mantenere una quota consistente dei propri risparmi in liquidità, attitudine che con la pandemia ha subito una accelerazione. Tuttavia, chi investe i risparmi avendo cura di diversificare può contrastare l’erosione del potere d’acquisto causato dall’inflazione.

Rivalutazione Borse mondiali, titoli di stato internazionali ed europei negli ultimi 10 anni

Performance
complessiva annualizzata
MSCI World Index (Net TR) 173,2% 10,6%
MSCI World Index 123,8% 8,4%
JPMorgan government EMU 52,2% 4,3%
JPMorgan government Global 43,8% 3,7%

Performance dal 31/10/2010 al 31/10/2020; elaborazione in euro sui dati MoneyMate.

Sebbene non vi sia nessuna garanzia che gli investimenti finanziari per i prossimi 10 anni possano offrire rendimenti analoghi agli ultimi 10, la storia insegna che nel lungo periodo il rendimento delle azioni tende ad essere superiore a quello delle obbligazioni che, a sua volta, tende a superare quello della liquidità
Chi investe i propri risparmi avendo cura di diversificare i rischi tra titoli di stato, obbligazioni societarie, azioni, ETF, fondi comuni e comparti di Sicav, oltre a non essere esposto a possibili prelievi forzosi, può partecipare al trend rialzista di lungo periodo dei mercati finanziari evitando di sostenere soltanto costi e impatti sul potere d’acquisto.
A solo titolo di esempio, negli ultimi 10 anni la rivalutazione dei titoli di stato internazionali (JPMorgan government Global bond index) è stata del 43,8%, quella dei titoli di stato EMU (JPMorgan government EMU bond index) del 52,2% e quella delle Borse mondiali (MSCI world index total return) del 173,2%.

Liquidità senza costi?
Le preoccupazioni per gli impatti sulla salute provocati direttamente e indirettamente dal Covid-19, i timori sul futuro dell’economia, in generale, e delle personali attività lavorative, in particolare, sono alla base di questo incremento della liquidità accumulata.
Tuttavia, sebbene sia un atteggiamento comprensibile, si deve essere consapevoli dei costi di questa scelta: lasciare depositate delle somme in banca comporta dei costi, diretti e indiretti.
Dai conti correnti con giacenza media di almeno 5000 euro viene prelevata un’imposta di bollo fissa, che nel caso dei conti di deposito diventa proporzionale: per esempio, se al 31 marzo risultassero depositati 200.000 euro, l’imposta di bollo ammonterebbe a 100 euro cioè lo 0,05% di 200 mila euro, e se tale importo fosse mantenuto senza movimentazioni fino al 31 dicembre, l’imposta di bollo annuale complessiva sul conto di deposito ammonterebbe a 400 euro, pari allo 0,20% di 200 mila euro.
Eventuali rendimenti, inoltre, risulterebbero tassati al 26%.

La perdita del potere d’acquisto
Esiste poi un’insidia che potrebbe passare inosservata, perché non comporta un esborso di denaro, ma che non per questo risulta meno rilevante: la perdita di potere d’acquisto per effetto dell’inflazione.
Ogni anno che passa, infatti, i prezzi al consumo crescono e con gli stessi contanti e i depositi in banca si riesce ad acquistare meno prodotti e servizi.
Dati alla mano, negli ultimi 20 anni i risparmi hanno perso ben oltre un quarto del loro potere d’acquisto.
Un’erosione costante che mina i risultati di anni di lavoro e accumulo.

Performance a 3, 5 e 10 anni di strumenti a basso rischio
v.s.
Perdita potere d’acquisto nel medesimo periodo di riferimento


Tipologia di strumento di investimento

Rischiosità
Quanto sono diventati 10.000 euro investiti:
3 anni fa 5 anni fa 10 anni fa
Obbligazioni societarie in euro a breve termine 2,5% 10.269 10.658 12.566
Obbligazioni governative in euro 3,0% 10.737 10.999 14.483
Obbligazioni globali con rischio di cambio coperto 3,1% 10.806 11.035 13.117
Obbligazioni societarie in euro 3,3% 10.380 10.562 12.813
Portafoglio bilanciato prudente in euro (fino al 30% in azioni) 5,6% 10.233 10.417 13.193
Inflazione Italiana (Istat) 10.120 10.212 10.883

Fonte: elaborazioni su dati Morningstar , MoneyMate e Istat

Anche senza esporsi troppo ai rischi, sarebbe stato possibile impiegare negli ultimi 3, 5 e 10 anni la liquidità, o anche una parte di essa, in strumenti di investimento con un profilo di rischio non eccessivo e ricavarne un ritorno superiore all’inflazione. Per esempio, accettando una rischiosità (oscillazioni massime di prezzo su base annua) tra il 2,5% e il 5,6%, l’investitore avrebbe potuto non solo proteggere l’erosione del carovita ma anche beneficiare di un extra guadagno (vedi tabella sopra). Risultati apprezzabili già nel triennio ma che nell’arco di 10 anni assumono dimensioni piuttosto consistenti: investendo 10.000 euro i guadagni sarebbero infatti oscillati da un minimo di circa 1.700 euro ricavabili tramite obbligazioni societarie in euro a breve termine fino agli oltre 3.600 euro nel caso delle obbligazioni governative in euro.

Contenuti correlati