ll reddito globale aumenta…insieme ai consumi legati alla felicità

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La ricchezza globale continua ad aumentare e il reddito dei cittadini non accenna a rallentare, anzi. Complici i numerosi “nuovi ricchi” della popolosa Asia, dove il livello di benessere di molte persone sta migliorando di anno in anno, le prospettive reddituali future continuano a essere più che positive, soprattutto per alcuni settori commerciali, che vedono in questi nuovi immensi mercati una grande opportunità di consumo. Entro i prossimi dieci anni la classe media mondiale includerà infatti circa cinque miliardi di persone situate principalmente in Estremo Oriente e Asia del Sud. Un popolo che nel 2030 produrrà quasi 63 mila miliardi di dollari di consumi in beni e servizi [1]

La ricchezza globale è in crescita
Nel 2019 la ricchezza nel mondo è cresciuta del 2,6%. A trainarne la crescita sono le grandi economie occidentali e soprattutto i nuovi attori globali come Cina, Paesi Asean e India. Il dato è dimostrato dal semplice fatto che a crescere di più è stata la fascia di cittadini delle economie emergenti che possiede dai 10mila ai 100mila dollari, la quale è triplicata dai 514 milioni di persone del 2000 all’1,7 miliardo di metà 2019, con un reddito medio pro-capite di 33.530 dollari [2]. Insomma, il reddito globale sta crescendo e con esso anche la voglia di beni e servizi, soprattutto da parte della nuova middle class asiatica, definita anche Henry (HighEarners-Not–Rich-Yet), persone con redditi elevati ma non ancora ricche.

Cresce il reddito, aumenta la voglia di beni e servizi
È un rapporto causa effetto: la ricchezza dei cittadini aumenta e di conseguenza cresce anche la spesa per beni e servizi, quelli di tutti i giorni, ma anche le cose a cui non vogliamo rinunciare, che ci fanno stare bene e ci rendono felici. Dai beni per la cura personale, alla Coca Cola, i vestiti o il film Disney sul divano. In Occidente siamo abituati a spendere e comprare ciò che ci fa sentire meglio e sono ormai anni che la maggior parte delle aziende più conosciute legate ai beni di largo consumo registrano crescite esponenziali e ottime performance sui mercati. Ora tocca anche ai nuovi attori sulla scena, i “ricchi di domani”, ossia i cittadini dei Paesi emergenti, Asia in primis.

La nuova classe media asiatica
Un dato interessante: nei prossimi quindici anni la crescita dei consumi globali sarà dovuta per circa il 75% alla crescita della ricchezza pro-capite rispetto alla crescita della popolazione [3]. Un cambiamento radicale rispetto al passato. Tutto questo sostanzialmente perché negli ultimi 30 anni la povertà estrema nel mondo emergente si è più che dimezzata, riducendosi di più di un miliardo di persone. Queste modifiche hanno contribuito ad un aumento senza precedenti della classe media globale che nel 2030 si prevede arrivi a raggiungere circa 5,5 miliardi, pari al 60% della popolazione mondiale, di cui il 65% vivrà in Estremo Oriente e Asia del Sud [4]. E i consumi? Per il 2030 la spesa per consumi di beni e servizi della classe media globale salirà a 63 trilioni di dollari, di cui il 57% arriverà prettamente dall’Asia. Aumenti considerevoli se pensiamo che in Cina e India la spesa crescerà ad una media annua di più del 6% fino al 2030 mentre per Stati Uniti, Eurozona e Giappone la crescita sarà solo dello 0,5% [5]. Come si evolveranno i loro consumi? Gli esperti si aspettano un aumento sotto tutti i punti di vista, basti pensare come tra il 1961 e il 2013 il consumo medio pro-capite di carne in Cina sia passato da 4 a 62 kg l’anno. Quello delle bibite zuccherate è quasi raddoppiato negli ultimi 20 anni. E così anche per tanti altri beni e servizi; dal lusso italiano e francese, sempre più ricercato, al bene di largo consumo amato da tutti.

Sopra i 30.000 dollari all’anno? Si preferiscono le emozioni
Come abbiamo visto, la middle class asiatica è già arrivata a quota 33.000 dollari pro capite. A questo livello di reddito secondo un rapporto delle Nazioni Unite i consumatori tendono a deviare dallo stile di consumo “per necessità” verso acquisti maggiormente “esperienziali”; in poche parole, significa che la spesa è trainata dalle emozioni, da sentimenti come benessere e felicità, da qualcosa che ci lascia contenti. Bisogni complessi che vanno ben oltre la funzionalità dei prodotti, ma che ispirano una serie di esperienze personali. Questi beni sono quelli a cui anche noi personalmente ci sentiamo più legati, quei marchi che da sempre sono presenti nella nostra routine quotidiana. Ed è così che all’aumentare del reddito cresce la nostra voglia di spendere in felicità, anche in Paesi che fino a poco tempo fa non potevano permettersi uno stile di consumo oltre l’acquisto di beni di prima necessità.

Come sfruttare questo immenso potenziale?
Si possono scegliere ad esempio delle strategie d’investimento che puntano a trarre vantaggio dall’evoluzione dei consumi nel mondo, soprattutto quelli basati sulle leve psicologiche che guidano le scelte delle persone. Si tratta sostanzialmente di individuare quelle società i cui prodotti e servizi vengono acquistati poiché suscitano gioia e felicità e che, così facendo, riusciranno a rappresentare anche i desideri della nuova classe media in ascesa. Sembra difficile, ma in realtà si tratta solo di parlarne con il proprio consulente in modo da poter delineare la migliore strategia da mettere in campo per sfruttare il consumo globale per lo più guidato da emozioni, impulsi e desideri umani, fattori che creano una domanda immutabile e che puntano a obiettivi profondamente legati allo sviluppo umano.

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[1] La caccia al tesoro dei nuovi consumatori globali, ISPI, 2018
[2] Global Wealth Report, 2019, Credit Suisse
[3] La caccia al tesoro dei nuovi consumatori globali, ISPI, 2018
[4] Kharas, 2017
[5] La caccia al tesoro dei nuovi consumatori globali, ISPI, 2018

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