Fineconomy - Energia, prezzi alle stelle: perché e come uscirne
Scenari e Mercati23/03/2022

Energia, prezzi alle stelle: perché e come uscirne

Dalla benzina al gas fino all’elettricità, i prezzi dell’energia sembrano fuori controllo. L’ipotesi di un tetto al prezzo del gas sarà tra le proposte sul tavolo al Consiglio Europeo di domani, ma per comprendere la situazione è necessario fare qualche passo indietro e capire come si è arrivati ad un quadro generale tanto sfavorevole per l’Italia e l’Europa intera. Per trovare soluzioni, invece, serve guardare avanti, concentrarsi sulla transizione green e sullo sfruttamento delle rinnovabili…Con possibili impatti positivi sull’occupazione e interessanti opportunità di investimento

“La questione della dipendenza – troppo grande – la possiamo vedere oggi chiaramente, in particolare per quanto riguarda la Russia. Vogliamo liberarci da questa dipendenza per avere questa capacità di agire al meglio e in accordo con i nostri interessi e i nostri obiettivi”
Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo

Un problema che nasce da lontano
Le vicende attuali, purtroppo, sono solo l’ultimo capitolo in ordine cronologico, delle problematiche energetiche europee. E’ noto a tutti come, negli ultimi mesi, il prezzo del gas naturale abbia registrato un forte rialzo, toccando nuovi massimi storici sui mercati europei. Per le famiglie e le imprese italiane tutto questo si è tradotto in aumenti record nel primo trimestre di quest’anno del +55% per l’elettricità (dopo un +29,8% nel quarto trimestre 2021) e del +41,8% per il gas (che si somma al +14,4% del quarto trimestre dello scorso anno).
Perché i prezzi del gas si sono impennati? Per molteplici ragioni: dalla robusta domanda all’offerta limitata, dalle scorte globali ridotte ai vincoli ambientali che limitano lo sfruttamento del carbone. Al di là di queste motivazioni il nervo scoperto resta la vulnerabilità dell’Europa – e dell’Italia – alle importazioni di energia dall’estero.

La situazione energetica in Europa e in Italia
L’Europa, in particolare, ha circa un terzo del suo fabbisogno di gas soddisfatto da Mosca, mentre l’Italia è tra i maggiori importatori di energia tra i Paesi europei, dipendendo per oltre il 73% dalle forniture estere. Una situazione che rende cruciale per l’Europa una strategia che ci consenta di affrancarci presto dalle importazioni di energia dall’estero limitando gli impatti delle possibili crisi geopolitiche.

La disponibilità energetica lorda dell’Italia nel 2020 per tipo di fonte (in Ktep, kilo tonnellate equivalenti di petrolio)
tipologia di fonte energetica Ktep quota sul totale
petroli e combustibili fossili 52.296 36,4%
gas naturale 58.286 40,6%
rinnovabili e bioliquidi 29.027 20,2%
altre fonti 3.944 2,7%
disponibilità energetica lorda 143.553 100,0%

Fonte: Ministero della Transizione Ecologica – Bilancio Energetico Nazionale

Quanto incidono le energie rinnovabili
Criticità strutturali che impongono ingenti investimenti per rispettare gli obiettivi della transizione energetica e dell’autonomia dalle fonti di energia estere. Problemi che, al contempo, costituiscono una formidabile opportunità per i risparmiatori alla ricerca di impieghi con elevate potenzialità di apprezzamento nel medio lungo termine, come le fonti rinnovabili: solare, eolica, geotermica, idroelettrica e da biomasse. Un percorso destinato a durare decenni: basti pensare che soltanto poco più del 20% della disponibilità energetica dell’Italia deriva dalle rinnovabili.

La disponibilità energetica lorda dell’Italia nel 2020 (in Ktep, kilo tonnellate equivalenti di petrolio)
tipologia di disponibilità Ktep quota sul totale
Produzione 37.258 26,0%
Saldo importazioni e esportazioni 105.425 73,4%
variazioni scorte 869 0,6%
disponibilità energetica lorda totale 143.553 100,0%

Fonte: Ministero della Transizione Ecologica – Bilancio Energetico Nazionale

I costi delle rinnovabili in continua discesa grazie alla tecnologia
La buona notizia è che le risorse pubbliche per gli investimenti non dovrebbero mancare grazie anche al Next Generation EU, il piano europeo per la ripresa da oltre 800 miliardi di euro, di cui fa parte il PNNR italiano, che si propone di finanziare gli obiettivi di digitalizzazione e di transizione energetica europei. Ma c’è di più. I costi per la realizzazione degli impianti di rinnovabili – in particolare eolico e solare – continuano a registrare significative riduzioni, anno dopo anno, grazie alle innovazioni tecnologiche. Dal 2009 il costo dell’energia solare si è ridotto dell’89% [1] ultimi 5 anni, la contrazione del costo dei pannelli solari fotoelettrici negli Stati Uniti è stata del 70%. Wood Mackenzie, gruppo globale di ricerca e consulenza nel settore dell’energia, ha affermato che il previsto calo del 20% del prezzo delle turbine eoliche ridurrebbe i prezzi complessivi delle apparecchiature per le energie rinnovabili dell’8-10% nel 2022.

Ricadute occupazionali positive
C’è un altro aspetto relativo agli investimenti nelle energie rinnovabili che merita attenzione: le ricadute positive occupazionali. Nel 2020 sono stati investiti in Italia circa 1,1 miliardi di euro in nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, attivando un’occupazione di oltre 33.800 unità di lavoro per le operazioni di manutenzione (O&M) a cui vanno aggiunti oltre 7.700 unità lavorative per attività temporanee. Particolare ancora più rilevante è che si tratta di nuovi profili professionali che permettono di assorbire sia nuovi laureati e sia impiegati e operai fuoriusciti dalle industrie old economy che risulterebbero difficilmente ricollocabili sul mercato.

Ricadute economiche e occupazionali dello sviluppo delle rinnovabili elettriche nel 2020
tecnologia investimenti spese
(milioni di euro) (milioni di euro) occupati temporanei occupati permanenti
fotovoltaico 807 393 5.187 6.160
eolico 123 328 853 3.807
idroelettrico 176 1.055 1.610 11.939
biogas, biomasse, bioliquidi e geotermico 11 1.758 96 11.944
Totale 1.117 3.534 7.746 33.850

Fonte: Ministero della Transizione Ecologica – Bilancio Energetico Nazionale

Occasione di investimento su un trend strutturale di lungo termine
Gli investimenti nelle energie alternative costituiscono un caso esemplare di win-win, cioè di soli vincitori. Sono vincenti le risorse destinate a investimenti che garantiscono una maggiore autonomia energetica dalle importazioni dall’estero e depotenziano gli impatti delle crisi geopolitiche. Sono vincenti gli impieghi economici destinati a sostenere le energie alternative cruciali per la transizione energetica. E risulteranno vincenti anche tutti gli investitori che si posizionano su questo trend perché i loro risparmi contribuiscono allo sviluppo sostenibile senza rinunciare a buoni rendimenti attesi nel medio lungo-termine. Solare, eolico, idrogeno, batterie di nuova generazione, veicoli elettrici, edilizia sostenibile, smart city, agricoltura biologica, alimentazione responsabile sono solo alcuni dei molteplici aspetti interessati dalla transizione energetica.
Una lunga serie di opportunità destinate ad affermarsi nel corso dei prossimi decenni che si presta ad essere accumulata in modo efficace con i PAC: tramite i versamenti periodici costanti, è infatti possibile minimizzare il rischio di sbagliare il momento di ingresso nel mercato. Una strategia efficace per iniziare ad investire da subito con prodotti finanziari specializzati che, da un lato, consentono di diversificare i rischi di portafoglio e, dall’altro, permettono di aggiungere fonti di rendimento potenziali difficilmente ricavabili dagli strumenti finanziari tradizionali.


[1] ourworldindata.org/cheap-renewables-growth