La strategia anti-ansia per gestire i tuoi BTP

Contenuto elaborato da Financialounge per Fineco Bank

IN BREVE

  • Di recente molti risparmi sono confluiti nei BTP: 65 miliardi di euro solo nei BTP Valore.
  • Concentrare i risparmi non è mai una strategia efficiente.
  • L’idea per affrontare il cambiamento di scenario senza ansia.

Ascolta l'articolo (audio a cura di Fineconomy)

Gli italiani sono da sempre un popolo di risparmiatori: a fine 2023, in base ai dati Banca d’Italia, il totale della attività delle famiglie del nostro Paese ammontava a 5.629 miliardi di euro, quasi il doppio del debito pubblico. Di recente molti dei nuovi risparmi sono stati impiegati nei Titoli di Stato.

Basti pensare che in meno di un anno, tra giugno 2023 e maggio 2024, nelle sole quattro aste dei BTP Valore (i buoni del Tesoro dedicati al pubblico retail) sono stati raccolti quasi 65 miliardi di euro.

La ‘febbre da BTP’ non mette al riparo dai saliscendi di mercato

Questa vera e propria “febbre da BTP” è scoppiata sull’onda dei tassi di interesse che da zero sono passati al 4% dopo i ripetuti rialzi della BCE per domare un’inflazione galoppante. Tuttavia, se impiegare una parte dei risparmi in Titoli di Stato italiani che offrono adesso un discreto rendimento non è del tutto una scelta sbagliata, sappiamo anche che concentrare l’investimento non è mai una strategia efficiente. Per esempio, negli ultimi 5 anni, un portafoglio in Titoli di Stato italiani avrebbe offerto un rendimento complessivo del 3,58% (cioè circa lo 0,7% all’anno) a fronte, peraltro, di saliscendi di prezzo tutt’altro che trascurabili.

La marcia in più delle Borse

Nello stesso arco di tempo le Borse internazionali hanno offerto rendimenti molto più consistenti, ovvero pari al 72,8% (indice MSCI world) e all’87,1% (MSCI world NET Total Return, cioè con i dividendi reinvestiti). Rendimenti sostanziosi nonostante vi siano state, nell’ordine, una pandemia (2020), una guerra in Europa (2022), il più rapido e brusco rialzo dei tassi da parte delle banche centrali USA e area euro degli ultimi 15 anni, e una guerra in Medio Oriente (2023).

Prospettive economiche favorevoli alle aziende

Questa incredibile sequenza di eventi “avversi” non ha scalfito la tendenza secolare che vede l’investimento azionario rendere di più di quello obbligazionario: un trend che ha basi robuste ed è molto probabile che possa ripetersi anche nei prossimi anni. A questo proposito, è possibile che l’inflazione possa rientrare nell’area di riferimento per le banche centrali occidentali (2% circa) mentre la crescita economica dovrebbe irrobustirsi. Uno scenario che gradualmente dovrebbe favorire la crescita dei profitti aziendali e la capacità delle società di remunerare gli azionisti, sia tramite dividendi che tramite il riacquisto di azioni proprie (buy back). In parallelo, con una politica monetaria via via sempre meno restrittiva da parte delle banche centrali, i tassi di interesse calerebbero e con essi anche i rendimenti del mercato obbligazionario.

Centrare il timing esatto è impossibile

Indovinare il timing esatto in cui tutto questo si concretizzerà è impossibile. Una soluzione ottimale potrebbe allora essere quella di decumulare nel tempo, gradualmente, i BTP in portafoglio sull’azionario. In pratica, prendendo spunto dalla situazione in cui si ritrovano oggi molte famiglie italiane, una soluzione funzionale potrebbe essere un metodico e graduale disinvestimento dai Titoli di Stato con un contestuale reinvestimento in azionario globale.
Questo permetterebbe di acquistare azioni mediando i prezzi di acquisto, un po’ come succede con un PAC, ma continuando -da un lato - a beneficiare delle cedole dei Titoli di Stato (che andrebbero a diminuire nel tempo, ma lo farebbero appunto gradualmente) e -dall’altro lato – andando a costruire passo a passo una posizione sui mercati azionari senza l’ansia di dover centrare il momento migliore per l’ingresso.
Con un ulteriore modo per puntare all’ottimizzazione: per contenere i costi potrebbe essere sensato esporsi sui mercati globali attraverso soluzioni a gestione passiva, caratterizzate da costi contenuti proprio in virtù della loro gestione estremamente limitata, continuando però a godere di una fiscalità agevolata sulle cedole dei Titoli di Stato.

Un esempio, numeri alla mano

A solo titolo di esempio, abbiamo provato a calcolare come si sarebbe comportata una strategia di questo tipo negli ultimi 5 anni, dal 31/5/2019 al 31/5/2024. Partendo con un 100% in Titoli di Stato italiani (indice JPMorgan Government bond Italy) e ipotizzando di spostare ogni mese circa l’1,5% del portafoglio da questi verso l’azionario globale (Indice MSCI world net total return), il rendimento finale del portafoglio sarebbe ammontato al 45,45%, cioè più della metà tra quello dei Titoli di Stato italiani (3,58%) e quello delle Borse mondiali (87,1%). (fonte: simulazione su dati MoneyMate, MSCI, J.P.Morgan).