Fineconomy - I mercati si stanno abituando allo scenario di una guerra lunga
Scenari e Mercati18/05/2022

I mercati si stanno abituando allo scenario di una guerra lunga

La fine della guerra tra Russia e Ucraina non sembra essere vicina. I mercati, già provati dall’inflazione inasprita dai nuovi lockdown cinesi, hanno reagito con forti ribassi. Ma proprio in questa fase complicata è cruciale non perdere la calma. Ripercorriamo gli eventi per capire come stanno reagendo i mercati e come sia più saggio muoversi

Doveva essere una guerra lampo, invece si sta rivelando una lunga guerra di posizione. I piani di Vladimir Putin di entrare trionfalmente a Kiev e celebrare la vittoria sui nazisti nella Seconda Guerra Mondiale in piazza Maidan si sono rivelati troppo ottimistici. L’Ucraina, sostenuta con armi e finanziamenti dai Paesi occidentali – in particolare da Usa e Regno Unito – sta resistendo e lo scontro si trascina ormai da quasi tre mesi, senza passi in avanti decisivi su un fronte o sull’altro. Il prezzo pagato in termini di vite umane e danni materiali passa ogni giorno in tv e su tutti i siti d’informazione. E la guerra non ha risparmiato i mercati finanziari, che hanno reagito con forti turbolenze praticamente su tutti gli asset investibili.

Una storia tesa che risale al 2014
Prima di guardare l’andamento dei mercati finanziari dall’inizio dell’invasione, o “operazione speciale” per usare la definizione del Cremlino, è forse il caso di fare un passo indietro per capire come siamo arrivati allo stallo del mese di maggio. Le tensioni tra Russia e Ucraina risalgono al 2014, quando i militari russi senza mostrine erano entrati in Crimea per sostenere le forze separatiste. Nel marzo 2014, con un referendum, la Crimea aveva proclamato l’indipendenza con successiva annessione alla Russia. Eventi simili erano accaduti pochi mesi dopo nelle repubbliche di Donetsk e Lugansk, che poi saranno il casus belli dell’invasione del 2022.

L’inizio della “operazione speciale” di Putin
Nonostante gli accordi di Minsk, firmati a settembre 2014, gli scontri nel Donbass, ovvero nella zona est dell’Ucraina, non si sono mai fermati. Questi eventi ci portano fino al 24 febbraio 2022, quando Vladimir Putin rompe gli indugi e riconosce l’indipendenza delle due repubbliche filorusse. Comincia la cosiddetta “operazione speciale” con l’obiettivo dichiarato di “denazificare l’Ucraina”. Ma nonostante la schiacciante superiorità, l’esercito russo non riesce a raggiungere gli obiettivi e la guerra lampo si trasforma ben presto in uno scontro logorante. La resistenza ucraina sorprende Mosca, il cui esercito si dimostra meno efficiente e organizzato del previsto. Quasi tutte le più importanti città dell’Ucraina vengono raggiunte da missili russi. Mariupol, praticamente a metà strada tra la Crimea e il Donbass, viene letteralmente rasa al suolo e diventa la città martire dell’Ucraina.

Da Bucha alla presa dell’Azovstal
Una delle date chiave per capire cosa sta succedendo in Ucraina è il 4 aprile. L’esercito ucraino riconquista Bucha, non lontano da Kiev, e scopre centinaia di civili massacrati dai russi. Da quel momento in poi l’atteggiamento dei Paesi Occidentali subisce un cambiamento, il sostegno all’Ucraina da parte della Nato – pur negando la no fly zone chiesta dal presidente Zelensky – diventa praticamente incondizionato e Mosca rivede la propria strategia. Le forze russe si concentrano sul Donbass e l’offensiva in quell’area si fa sempre più dura, nonostante timidi tentativi di dialogo tra le parti mediati principalmente dal presidente turco Erdogan. Con la presa dell’acciaieria Azovstal, ultimo baluardo della resistenza ucraina a Mariupol, la Russia segna un punto a suo favore. Ma dal punto di vista strategico l’evacuazione del battaglione Azov non sposta gli equilibri in campo.

Finlandia e Svezia verso la NATO
Dall’inizio di aprile a oggi la situazione in Ucraina non è cambiata molto. Quello che si sta creando è un sostanziale stallo, che lo stesso Putin sembra in parte aver riconosciuto nel discorso del 9 maggio. Invece di dichiarare l’attesa “guerra totale”, il presidente russo si è limitato a ricordare al popolo il motivo dell’invasione, quella “minaccia” della Nato che la prossima adesione di Finlandia e Svezia – esattamente il contrario di quanto voluto da Putin – andrà ad accrescere. A patto che la Turchia dia il via libera all’ingresso dei due Paesi nell’alleanza.

Gli interessi dell’Europa e l’incontro Draghi Biden
Che gli interessi dell’America non coincidano con quelli dell’Europa è ormai abbastanza chiaro. La presa di posizione di Macron a Strasburgo è stata piuttosto netta, la Germania ha frenato sul blocco totale e immediato del gas russo e, almeno inizialmente, sull’invio delle armi pesanti all’Ucraina. Non è un mistero, infatti, che proprio la Germania sia il Paese europeo maggiormente dipendente dal gas russo, con circa la metà del gas consumato. L’asse franco-tedesco sembra essere quello più determinato a mettere in primo piano gli interessi europei rispetto a quelli di altri Paesi Nato.
Lo stesso Draghi, più volte definito come l’alleato più fedele degli USA tra i leader dell’Unione, nella sua visita a Washington, pur rinsaldando il forte legame tra Italia e USA, ha rimarcato che l’obiettivo è una pace il prima possibile. Una visione differente da quella americana, che invece è ormai diretta verso il logoramento di Putin con l’obiettivo di far cadere il presidente russo.

La reazione dei mercati in questi mesi
Arrivando quindi ai mercati, qual è stata la reazione fin qui? Anche in questo caso serve un piccolo passo indietro. Nei primi mesi del 2022, nonostante un’inflazione già sostenuta, la principale preoccupazione degli economisti era misurare la portata del rimbalzo post-pandemico. La guerra ha cambiato le carte in tavola, presentandosi come il secondo “cigno nero” nel giro di appena due anni. Così, ai timori per l’inflazione e per la stretta monetaria – già cominciata dalla Fed e per ora solo prospettata dalla Bce – si è aggiunta la guerra, seguita poco dopo dai nuovi lockdown in Cina dovuti alla politica del Covid-zero. Tutto ciò ha messo nuova benzina sulle fiamme già alte dell’inflazione.

A marzo l’inflazione Usa è cresciuta dell’8,3%, restando sui massimi degli ultimi 40 anni, con la Fed che ha iniziato a pensare seriamente a una terapia d’urto da 75 punti base nel prossimo meeting. In Europa, area chiaramente più esposta alle conseguenze economiche della guerra, le cose non vanno meglio. L’inflazione di aprile è attesa al 7,5% mentre la crescita dell’Eurozona, secondo le previsioni dell’Fmi, è attesa al 2,8% nel 2022 (con un taglio dell’1,1% rispetto alla stima precedente). Christine Lagarde ha lasciato capire che nel meeting del prossimo luglio i tassi d’interesse potrebbero essere ritoccati al rialzo, nonostante i timori di strozzare una crescita economica economica già fragile. L’ombra della stagflazione, un mix tossico di bassa crescita e inflazione fuori controllo, si allunga sempre di più sull’Europa con il passare delle settimane.

Mantenere i nervi saldi
I mercati hanno reagito, prevedibilmente, con forti ribassi. L’S&P 500 da inizio anno ha perso circa il 20%, l’indice europeo Stoxx 600 è in calo di quasi 15 punti percentuali. I rendimenti obbligazionari sono in crescita, ma il dato sull’inflazione non rende l’asset appetibile. Quindi meglio puntare sulla liquidità? La risposta è un secco no, perché l’inflazione non fa che erodere pesantemente il potere d’acquisto dei nostri risparmi. La situazione è oggettivamente complessa e non è facile trovare valide alternative di investimento. La buona notizia, però, è che esistono settori che anche in questo contesto così difficile stanno facendo bene, come ad esempio quello energetico.

L’altra buona notizia è che, storicamente, i mercati azionari dopo la comprensibile sbandata provocata da una guerra tendono a recuperare il terreno perduto per mettere a segno buone performance. Quindi, anche di fronte allo scenario di una guerra lunga, lo sforzo da fare è mantenere i nervi saldi e costruire, insieme a un consulente finanziario, un portafoglio difensivo, ben bilanciato e proiettato sul lungo termine. Giocare in difesa si può, l’importante è scegliere la tattica giusta facendosi aiutare da un professionista degli investimenti.