Settembre ad alta volatilità: come difendersi dagli alti e bassi dei mercati?

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Prevedere l’andamento di un investimento è praticamente impossibile: i movimenti dei mercati sono imprevedibili e le variabili in gioco sono troppo numerose. Questo mese di settembre ne è la prova: i listini continuano a traballare e nemmeno i titoli tech statunitensi – top performers durante la pandemia- sono stati risparmiati. Ma la volatilità dei mercati si può calcolare? Quali strumenti finanziari sono più ballerini e quali invece offrono riparo in mari tempestosi? Esistono diversi indicatori per calcolare tutto questo, indicatori come la “downside volatility”, cioè l’indicatore che misura la volatilità associata alle perdite e che serve a farsi un’idea del rischio che un determinato strumento possa oscillare troppo in futuro.

La volatilità è tornata a farsi sentire. D’altronde settembre è storicamente il mese “volatile” per eccellenza e questo contesto d’incertezza economica e sociale non migliora di certo la situazione.
Il su e giù dei mercati è sicuramente fastidioso e fa riaffiorare nella mente degli investitori dubbi e domande: “quanto sto rischiando?” O,per dirla in termini un po’ più precisi: “che probabilità ho di perdere soldi?”. Sì perché il rischio, per sua natura, è un evento incerto, quindi l’unica possibilità per cercare di inquadrarlo è tramite una stima probabilistica.
Nel corso del tempo in ambito finanziario sono stati messi a punto numerosi indicatori per cercare di leggere il rischio di un investimento: dalle metriche di rischio estremo, come il max drawdown o il VAR (Value at Risk), fino ad arrivare alla volatilità. Quest’ultima si propone come un indicatore “generico” del rischio e indica la probabilità (espressa in percentuale) che il rendimento di un investimento si discosti dal suo valore medio – l’obiettivo in buona sostanza è darci un’idea su quanto i nostri investimenti possano regalarci sorprese in futuro. Per chi ha confidenza con i concetti matematici, la volatilità è data dall’indicatore statistico noto come “scarto quadratico medio” o “deviazione standard”.Attenzione: il vero rischio degli investimenti sta negli scostamenti in negativo rispetto alla media: di fatto quella a cui dobbiamo prestare attenzione (e che dovrebbe preoccuparci di più) è la “downside volatility”, cioè l’indicatore che misura la volatilità associata solamente alle perdite.

Strumenti finanziari: come si calcola la loro volatilità?
La volatilità di un determinato strumento finanziario si può calcolare in diversi modi, ciascuno pensato per darci informazioni diverse sul rischio degli investimenti

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La volatilità storica ci permette di determinare la volatilità media di un titolo o di un mercato, ipotizzando che in qualche modo ci sia una sorta di continuità tra passato, presente e futuro. Ma il passato non sempre rappresenta il futuro: la volatilità effettiva è infatti tutt’altro che stabile, si muove in modo incostante, alternando periodi di calma ad altri di variazioni continue.
In ogni caso questo indicatore è utile per “prendere le misure” a un investimento: se nell’ultimo anno ho avuto una performance del 20%, ma la volatilità dello strumento è stata del 35%, con molta probabilità il mio guadagno è stato un colpo di… dispersione. La stessa performance, ottenuta con una volatilità del 10%, ha tutto un altro significato.
Quando la volatilità è troppo alta? Dipende dalla tipologia di investimento: le azioni, per esempio, sono mediamente più rischiose – e più volatili – delle obbligazioni. In linea molto generale comunque possiamo dire che una volatilità annua del 3 – 4% è considerata bassa, mentre oltre il 15-20% inizia a essere elevata.

Volatilità e diversificazione: correlazioni importanti
Cosa c’entra la volatilità con la diversificazione, regola d’oro di ogni buon investitore? In realtà i due concetti sono strettamente legati e questo in ragione del fatto che le oscillazioni di rendimento di diversi strumenti finanziari – specialmente se poco correlati – non si muovono tutte nella stessa direzione.
Tradotto: quando il rendimento dello strumento A scende, è possibile che il rendimento dello strumento B stia salendo, o scendendo un po’ meno (o un po’ di più).
Di conseguenza, la volatilità di un portafoglio ben diversificato dovrebbe essere minore rispetto al quella dei singoli titoli che lo compongono.

Le conseguenze sugli investimenti: cosa accadrà in futuro?
É difficile capire come si comporterà l’economia mondiale nei prossimi mesi. I dati su disoccupazione, inflazione e crescita economica potrebbero contribuire ad aumentare la volatilità sui mercati, così come uno stop alle sperimentazioni sui vaccini o un inasprimento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Quali sarebbero le conseguenze sugli investimenti? Tutto dipende dal grado di correlazione e diversificazione del proprio portafoglio. I mercati storicamente hanno sempre recuperato dopo ogni crisi e anche quest’anno i rally estivi hanno sì contribuito ad aumentare la volatilità, ma hanno anche permesso ai listini di recuperare praticamente tutte le perdite portate dalla pandemia.
In ogni caso è sempre utile verificare con il proprio consulente l’andamento degli investimenti e il continuo allineamento di questi ultimi con il profilo di rischio prescelto: per questo è fondamentale affidarsi a professionisti che dispongano di strumenti di analisi e monitoraggio avanzati, in grado di offrire una reportistica dettagliata dell’andamento del portafoglio come di ogni suo singolo strumento.

Quindi qual è il momento giusto per investire?
Vista la naturale tendenza dei mercati a generare valore sul lungo periodo, la risposta può essere “Sempre”, a patto di investire con metodo, diversificando e ponendosi un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, anche avvalendosi di strategie di acquisto che mirino a mediare alti e bassi di mercato.
Facile a dirsi, ma in pratica?
In aiuto dei risparmiatori, esistono oggi specifici strumenti disegnati proprio per affrontare la volatilità dei mercati con un approccio razionale e sistematico.
Grazie all’utilizzo di raffinati algoritmi matematici, questi strumenti sono grado affrontare la volatilità dei mercati attraverso strategie automatizzate che, oltre a procedere ad un ingresso graduale sui mercati globali, riconoscono e colgono autonomamente i momenti più favorevoli per acquistare.
Perché la volatilità non è di per sé un aspetto negativo dei mercati, semmai una loro componente, una caratteristica intrinseca che è bene comprendere e gestire quanto più possibile a proprio vantaggio.

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