Mercati emergenti e opportunità d’investimento

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Il 2020 è stato un anno da ricordare per i mercati emergenti (EM): l’indice MSCI Emerging Markets ha superato l’S&P 500 per la prima volta dal 2017 (gli emergenti hanno guadagnato il +18,5% contro il +18,4% dell’S&P 500). Non solo: i listini asiatici sono stati i migliori mercati azionari a livello globale, con Cina, Taiwan e Corea in crescita di circa il +40% [1]. E secondo gli analisti, anche il 2021 riserva buone performance per questi mercati

Se fino a qualche anno fa, investire al di fuori dei propri confini era poco conveniente e in alcuni casi impossibile, oggi non è più così. I mercati emergenti si stanno aprendo al mondo anche in campo finanziario. Esistono ormai diversi strumenti accessibili e convenienti che permettono agli investitori privati un’inclusione geografica più ampia. Un’inclusione geografica che in tempi di rendimenti obbligazionari ai minimi storici sembra quasi necessaria. La flessione dei rendimenti dei titoli di Stato, infatti, rappresenta un notevole ostacolo che negli ultimi anni ha spinto gli investitori ben oltre i propri confini nazionali, alla ricerca di nuove opportunità in asset class meno tradizionali come, per esempio, le obbligazioni governative dei Paesi Emergenti.

Ripresa economica e dollaro debole: un cocktail vincente per gli emergenti
Non solo titoli obbligazionari: non è un segreto che la performance economica dei mercati emergenti tenda a fare bene quando il commercio globale migliora. Soprattutto quando coesistono una debolezza valutaria in capo al dollaro e una crescita dei prezzi delle materie prime. Proprio quello che sta accadendo in questi mesi. Questo perché i prezzi delle materie prime sono altamente correlati alla performance degli emergenti e sono espressi in dollari, quindi quando il dollaro si indebolisce, le commodities diventano più economiche in altre valute, e così la domanda di materie prime tende ad aumentare. Inoltre, molti Paesi emergenti tendono a detenere un debito denominato in dollari e un dollaro più debole rende i costi del servizio del debito di questi Paesi più gestibili (e fornisce una spinta alla crescita).
Tutti fattori che, secondo gli analisti, continueranno a favorire gli emergenti nei prossimi anni.

Non farsi scappare i mercati della “new economy”
Investire in alcuni Paesi emergenti significa inoltre puntare sui driver del futuro. Basti pensare a Corea e Taiwan, leader tecnologici nel mercato dei semiconduttori, la spina dorsale dell’evoluzione digitale. Nell’ambito dell’IT, i produttori di semiconduttori sono oggi tra i più brillanti, con un rendimento del 9,2%. L’impressionante performance deriva dall’aumento della domanda di chip per computer utilizzati in tutto il mondo: si possono trovare in ogni nostro dispositivo tecnologico, dallo smartphone ai veicoli elettrici.
Oltretutto, la crisi del Covid-19 ha accelerato il passaggio a un’economia principalmente digitale, e questo Megatrend è qui per restare.

Emergente non significa “arretrato”
Nel vasto mondo dei cosiddetti “mercati emergenti” troviamo anche Paesi stabili, con istituzioni relativamente forti e un alto livello di industrializzazione. Cina, India e Corea del Sud sono solo alcuni esempi. Prendiamo la Corea del Sud: pur essendo tecnicamente un mercato emergente, è altamente industrializzato e tecnologicamente avanzato. È anche la patria di nomi famosi come Samsung, LG, Hyundai e altri. Un mercato però, quello sudcoreano, ancora altamente sottovalutato: le sue azioni sono scambiate con uno sconto significativo rispetto ai concorrenti “made in USA”.

Mercati emergenti S&P 500
Prezzo / Utile per Azione 15,7 25,0
Prezzo / Valore Contabile 1,7 3,4
Prezzo / Fatturato 1,4 2,4
Prezzo / Flusso di Cassa per Azione 9,3 14,4
Dividend Yield 2,7% 1,8%

Fonte: Vanguard. Dati al 31/07/2020

Le azioni statunitensi sono infatti scambiate attualmente ai massimi di 100 anni, mentre per gli emergenti è tutta un’altra storia: pur rappresentando il 58% della produzione economica mondiale, i loro mercati azionari valgono, in aggregato, solo il 12% dell’indice MSCI ACWI. Una disparità evidente.

Situazione Covid: come si evolverà nei mercati emergenti?
Rimane l’incognita Covid: sul fronte della somministrazione delle vaccinazioni, è ancora ampio il divario con i Paesi sviluppati, per via della mancanza di un’adeguata fornitura di vaccini. Tuttavia, le somministrazioni nei Paesi in via di sviluppo dovrebbero migliorare man mano che acquisiranno maggiori forniture. Covax, un’iniziativa globale guidata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla GAVI Alliance, ha infatti l’obiettivo di fornire due miliardi di dosi – che significano immunizzazione per un miliardo di persone – entro la fine del 2021.

Opportunità di diversificazione
Quando parliamo di mercati emergenti, parliamo in realtà di un blocco vastissimo di Paesi, alcuni molto diversi fra loro, che vanno dall’America Latina all’Europa orientale fino all’Asia. Si differenziano anche a livello di fondamentali economici: e in queste differenze risiedono opportunità e benefici di diversificazione per chi vuole investire in determinati segmenti di entrambi.
Con un’economia globale ancora in miglioramento, una robusta domanda di tecnologia, un indebolimento del dollaro statunitense e un percorso più prevedibile per le tensioni tra Stati Uniti e Cina, secondo gli analisti le prospettive per gli emergenti di una sovraperformance quest’anno si rafforzano notevolmente.
Come tutti gli investimenti, però, anche quelli nei mercati emergenti presentano ostacoli e opportunità. Per essere sicuri, è sempre meglio affidarsi al proprio consulente di fiducia, che riuscirà a mettere a punto una strategia con attenzione ed equilibrio tra rischio e rendimento.

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[1] JP Morgan, 2021

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