Gli investitori guardano già al dopo crisi coronavirus

Contenuto elaborato da Financialounge.com per Fineco Bank

Da inizio anno al 20 aprile scorso, a fronte di un calo del 13% in euro dell’indice MSCI world index, alcuni settori hanno perso tra il 36% e il 51% (banche, oil & gas, aerolinee) mentre altri sono addirittura in positivo (Internet, biotech, software e healthcare). Partendo dalla tesi d’investimento che il ritorno ad una certa ‘normalità’ sarà graduale e potrebbe richiedere tra 12 e 18 mesi, l’investitore razionale dovrebbe cercare di individuare temi e settori che nei prossimi mesi potrebbero essere contraddistinti da un rapporto rischio – rendimento positivo.

Non sappiamo quanti risparmiatori si trovino nella invidiabile situazione di disporre di una ampia liquidità. Poter convivere con l’attuale emergenza sanitaria, economica e finanziaria causata dalla diffusione del coronavirus da una posizione di relativa tranquillità, almeno dal punto di vista finanziario, rappresenta un indubbio vantaggio.

Il vantaggio della liquidità va sfruttato
Un vantaggio che, tuttavia, non deve essere sprecato. A questo proposito vale la pena rinfrescare la memoria con quanto successo in occasione della situazione di crisi causata dal crac Lehman Brothers. Tra il 12 settembre 2008, vigilia del fallimento della banca d’affari USA, e il 9 marzo 2009, punto di minimo delle Borse durante quella crisi, l’indice MSCI world delle Borse mondiali perse il 35,3%, l’indice JPMorgan dei titoli governativi mondiali guadagnò il 14,77% e l’indice dei fondi monetari si apprezzò dello 0,9%. Anche in quel frangente, i risparmiatori posizionati prevalentemente sulla liquidità in euro si sentivano rassicurati. Tuttavia se avessero mantenuto imperterriti tale posizione a distanza di 11 anni, al 31 marzo 2020, avrebbero addirittura perso lo 0,26%. Chi invece, fosse rimasto costantemente investito dal 12 settembre 2008 al 31 marzo 2020 in azioni internazionali potrebbe oggi contare su un patrimonio rivalutato del 128,48%, nonostante la grande crisi finanziaria del 2008-2009 e l’attuale forte correzione dei mercati nel mese di marzo a causa del coronavirus. Anche l’investitore con un portafoglio bilanciato 50-50 (ovvero per metà in azioni internazionali e per metà in bond) oggi potrebbe vantare una confortante performance (+106,7%), a patto di aver mantenuto l’investimento durante tutto l’arco di tempo (dal 12 settembre 2008 al 31 marzo 2020).

La situazione richiede la massima lucidità
Oggi, in tutti i casi, sia che ci si trovi provvisti di un’ampia disponibilità di liquidità e contanti, o che ci si sia fatti trovare completamente investiti dalla tempesta dei mercati finanziari, l’unico approccio funzionale all’attuale situazione è quello della massima lucidità. Tradotto in pratica significa, non farsi prendere dal panico, restare investiti, fiduciosi del portafoglio pianificato per raggiungere gli obiettivi prefissati, e, semmai, cercare si adottare accorgimenti tattici per capitalizzare alcune dislocazioni di prezzo sul mercato.

Posizionarsi correttamente in anticipo
Il punto di partenza è che la ripresa dell’economia e dei mercati prima o poi arriverà. Le misure di quarantena adottate dovrebbero contribuire dapprima a ridurre il tasso di diffusione dell’epidemia e, poi, a rallentarlo in modo sostanziale come ha dimostrato la Cina, dove i nuovi casi di contagio sono scesi a cifre singole. Sebbene la tempistica sia ancora piuttosto incerta, l’ipotesi ora più probabile è che la ripresa si verifichi a partire dalla seconda metà di quest’anno per proseguire nel 2021. Se si considerano le recessioni storiche precedenti, i mercati di solito iniziano a prezzare la ripresa 6 mesi prima che il PIL scenda al minimo. Ne consegue che l’investitore razionale deve posizionarsi correttamente in anticipo rispetto a quelli che saranno ancora dei pessimi numeri macroeconomici e sanitari nei prossimi due trimestri.

Individuare temi di investimento e settori con rapporto rischio-rendimento positivo
Il calo che si è verificato sui principali indici azionari dal 20 febbraio al 23 marzo è di proporzioni epocali: basti pensare che l’indice S&P500 di Wall Street in quattro settimane è collassato da 3393 a 2191 punti, ovvero del 35%. Come sempre accade a fronte di prese di liquidazioni di portafoglio così violente e improvvise, non si è salvato praticamente nessun settore. E, inoltre, sono state svendute anche aziende di buona qualità, ben gestite e con modelli di business sostenibili e profittevoli. Partendo dalla tesi d’investimento che il ritorno ad una certa ‘normalità’ sarà graduale e potrebbe richiedere tra 12 e 18 mesi, l’investitore razionale dovrebbe cercare di individuare temi e industrie che nei prossimi mesi potrebbero essere contraddistinti da un rapporto rischio – rendimento positivo. Un esercizio che risulta meno complesso se adottato con un consulente di fiducia, insieme al quale pianificare una soluzione ancora più efficace che consenta di sfruttare le opportunità che si sono già venute a creare (e quelle che potrebbero crearsi nelle prossime settimane) in modo da raggiungere al meglio gli obiettivi di investimento.

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