Investitori e mercati al test delle elezioni americane

Contenuto elaborato da Financialounge.com per Fineco Bank

I sondaggi e molti altri indicatori dicono Biden, ma dopo il 2016 c’è cautela. Anche dall’andamento passato di Wall Street vengono segnali, mentre gli investitori si chiedono quali titoli potrebbero essere favoriti.
Uno speciale pre elettorale per guardare all’election day con gli occhi dei mercati.

Come nel 2016 quasi tutti gli indicatori disponibili puntano alla possibile sconfitta di Donald Trump alle elezioni ormai imminenti. Ma proprio ricordando la vittoria assolutamente inattesa del candidato repubblicano quattro anni fa, molti investitori preferiscono prendere con grande cautela i sondaggi e altri strumenti predittivi, come le puntate raccolte dai broker sul mercato delle scommesse che danno la possibilità di una rielezione di Trump al 35%, mentre nel 2016 arrivavano fino all’80% a favore di Hillary Clinton. Gli stessi sondaggi vengono valutati con cautela, in primo luogo perché negli ultimi giorni il vantaggio del candidato democratico Joe Biden si è assottigliato un po’. Inoltre, sono quasi tutti basati sull’intera popolazione elettorale, mentre nel sistema americano alla fine il presidente lo scelgono i grandi elettori del Collegio, che riflettono nei numeri i votanti dei singoli Stati.

L’ipotesi di contingent election
Per vincere servono almeno 270 voti del Collegio elettorale. Nel 2016 Trump ne mise insieme 304 contro 227 dell’ex First Lady, nonostante quest’ultima avesse ottenuto a livello nazionale 2,8 milioni di voti in più. Se nessuno dei due arriva alla maggioranza necessaria di voti elettorali, il sistema americano prevede che si vada alla ‘contingent election’, un meccanismo per cui il presidente viene votato dalla Camera dei Rappresentanti, con il voto espresso non singolarmente, ma in blocchi corrispondenti ai collegi elettorali, ciascuno dei quali può esprimere un voto. Con questo sistema, anche nella attuale Camera a maggioranza democratica, i repubblicani possono contare su più voti. Nella storia americana è successo solo tre volte nella prima metà del 1800, ma alcuni analisti stanno prendendo in considerazione anche questa ipotesi, e il tema è dibattuto sui media.

Corsi e ricorsi di Wall Street
Poi ci sono i corsi e ricorsi storici del mercato. Dal 1932 in poi la conferma del candidato in carica, il cosiddetto incumbent, è stata preceduta per quasi il 90% delle volte da un indice S&P 500 in rialzo nei tre mesi precedenti. Quest’anno il benchmark di Wall Street ha iniziato agosto a 3295 punti e ha chiuso venerdì 30 ottobre a 3270. Il mercato preferisce le certezze, e una conferma lo è di più di un nuovo arrivato. Quindi, negli anni elettorali, premia la vittoria dell’incumbent, ma premia anche la certezza dell’arrivo di un presidente, vecchio o nuovo che sia. Infatti, dopo le elezioni, Wall Street tende a salire fino a fine anno. Di più se vince lo sfidante, perché recupera in parte il terreno perso prima, come mostra il grafico in apertura.

Stimoli al primo posto dei programmi
Poi ci sono i fattori economici che, soprattutto nel voto americano, sono determinanti. Fino all’arrivo della pandemia, Trump aveva il vento in poppa di un’economia che viaggiava più veloce rispetto agli anni del predecessore Obama, di una disoccupazione praticamente cancellata e di un mercato finanziario in ottima salute. Il terzo fattore ha tenuto oltre ogni previsione all’urto della pandemia, ma gli altri due meno, e soprattutto il virus ha smussato le differenze tra le due agende. Ora un’onda democratica non vuole più dire aumento delle tasse sulle aziende con utili più grandi e sui redditi più alti. Al primo posto dei due programmi ci sono stimoli all’economia per migliaia di miliardi di dollari, e quello democratico appare il più generoso. Negli ultimi giorni, inoltre, nel mirino del candidato Dem sono finite le Big Tech, che più di tutti hanno tratto vantaggio dalla digitalizzazione indotta dalla pandemia. Il 30 ottobre Biden ha twittato che ‘gli americani che lavorano sodo non devono pagare più tasse federali sul reddito delle Big Tech, anche loro devono pagare adeguatamente’. Sulle Big Tech non pesa solo la spada di Damocle fiscale, ma anche quella regolatoria, istruttorie antitrust aperte dal Dipartimento di Giustizia e propositi di break-up dei colossi del web come nei confronti dei big del petrolio all’inizio del 1900 o con quelli delle telecomunicazioni all’inizio degli anni 1980.

Alla ricerca degli asset favoriti
Gli investitori cercano anche di capire quali asset sarebbero favoriti dalla vittoria dell’uno o dell’altro, e guardano all’andamento di Wall Street, che sembra anticipare una vittoria di Biden, per capirlo. Un primo tema riguarda le Small Cap, che dall’inizio della pandemia sono rimaste indietro rispetto alle Large Cap, ma, da settembre, hanno sovraperformato del 4,4%, all’aumentare delle possibilità di una vittoria Dem. Questo perché un pacchetto fiscale più ampio con una Presidenza Biden e anche una crescita economica potenzialmente maggiore sarebbe di supporto alle imprese minori, più sensibili delle grandi al ciclo economico. Un altro tema al centro dell’attenzione è l’Azionario Emergente, che ha sofferto molto a causa delle tensioni USA-Cina, che con un’Amministrazione di Biden potrebbero almeno in parte rientrare con effetti positivi sugli scambi commerciali per tutta l’area emergente.

Possibile ritorno del Value
Poi c’è l’eterno dilemma se credere o meno nei titoli Value o Growth. I primi hanno visto una battuta d’arresto quest’anno, con gli investitori che hanno preferito la forte crescita delle Big Tech. Ma dopo l’importante sell-off che ha colpito questo segmento a settembre, i Value hanno iniziato a riprendersi. Infine c’è il segmento dei titoli finanziari, che rappresentano un’importante porzione degli indici Value, e che dovrebbero beneficiare di un’economia più solida, soprattutto se accompagnata da tassi più alti, ma che con Biden potrebbero subire una maggiore pressione regolatoria, mentre con Trump beneficerebbero dell’effetto opposto. Da iscrivere nella colonna delle azioni che verrebbero favorite da una vittoria di Trump indubbiamente anche gli energetici, soprattutto il tradizionale settore Oil & Gas, mentre i produttori Green verrebbero favoriti con Biden.

Giovedì 5 l’analisi post voto
Come reagirà Wall Street e quali effetti avrà l’election day sulle borse di tutto il mondo? In attesa di scoprire l’esito del voto delle presidenziali USA, ormai imminente, vi rimandiamo al prossimo speciale, giovedì 5 novembre, per un’analisi dell’impatto sui mercati di questo fondamentale appuntamento elettorale.

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